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sabato 25 dicembre 2010

IDV: QUESTIONE MORALE o QUESTIONE POLITICA?


Questo intervento intende essere una lettera aperta ai militanti, ai simpatizzanti e alla classe dirigente dell'Italia dei Valori: Di Pietro, De Magistris ed Alfano, per dirne alcuni.


E' stato molto difficile per me pensare e trovare la forza di scrivere una lettera che, per sua stessa natura, presta il fianco alle strumentalizzazioni di certi malfattori pubblici. Scrivere una lettera che molto probabilmente sarà letta per lo più da lettori intelligenti, attenti e che in parte consistente si riconoscono nel partito di Di Pietro.

Tuttavia ho pure creduto che non si può andare avanti auto-censurandosi, nella considerazione che ogni critica verso l'opposizione finisce per rafforzare quelli là, gli altri, gli avversari politici.
E dunque mi appresto a scrivere questa breve lettere ben conscio di giocare in un campo un poco ostile, persuaso tuttavia che un intervento critico può giovare alla crescita e alla maturazione di un movimento più che mille commenti entusiastici .

L'Italia dei Valori è un partito sul quale, dieci anni fa, nessuno avrebbe scommesso e che tuttavia, grazie alla genialità del suo fondatore, alle particolari, particolarissime condizioni del nostro paese, alla presenza di una base solida e motivata, a dispetto di altre che andavano pian piano scemando, scollandosi, è cresciuto in maniera impetuosa.

E poi Berlusconi, naturalmente. Il corruttore, il male del paese.
Senza la presenza di un nemico di siffatta taglia anche per Di Pietro sarebbe andata in maniera diversa: un'ordinata confluenza nel PD, molto probabilmente.
Sgombro subito il campo: per me non esiste questione morale nell'Italia dei Valori. Non esiste. E non cambiano il quadro le defezioni di Sciliti e Razzi.
Cambiare casacca nel momento della bisogna è immorale, ma politico, oltre che legale.

Si è tirato in ballo diverse volte, in questo frangente, Enrico Berlinguer e la sua questione morale, la "diversità comunista". Credo che sia arrivato il momento di fare i distinguo necessari.

La questione morale era un ripudio del malaffare della prima repubblica. Il rifiuto di sottostare all'illiceità strutturale di quel sistema. Le tangenti. Le mazzette.
Era anche una prospettiva molto attuale, molto postmoderna: il rifiuto di una politica al di sopra della legge e di essa formatrice. Il rifiuto di un paradosso che, salendo per li rami, è giunto fino a Di Pietro, Mani Pulite e Tangentopoli e lì pareva aver trovato la soluzione.

Come si vede sollevare la questione è corretto e al tempo stesso inesatto: giusto allorquando ci si identifica nella resistenza al malaffare, alla corruzione ed alla prassi politica lasciva dei nostri tempi.
Inesatto quando si rovescia la stessa impostazione all'interno dell'IDV.

Lo ripeto: un problema di questo tipo, in un partito serratissimo in questo campo, non esiste.
Si può dire che è la ragione sociale dell'Italia dei Valori.
Se si esclude la rondine Porfidia, niente condannati, pregiudicati, sospettati in parlamento. Nein. Niet.

Ma il problema sta altrove, e giova ricordare come la "questione morale" berlingueriana nascesse anche, a mio parere soprattutto (ma si può discuterne), come risposta alla crisi del modello comunista che aveva tenuto dritta la barra del PCI nei decenni avanti: il marxismo leninismo, il materialismo dialettico etc etc
Una risposta morale come ideologia sostitutiva per un partito vecchio nella società nuova, già postmoderna dell'Italia socialista degli anni 80
E giova ancora ricordare che quell'audace tentativo fallì in maniera clamorosa, riuscendo a rendere il secondo partito d'Italia un gigante immobile, inconsistente, incapace di incidere in un decennio che accelerò la sua fine.

Tirando un poco il parallelismo ciò che voglio dire è questo: un partito non può limitarsi ad avere come collante la fiera ostentazione della propria superiorità morale od il ripudio del nemico malvagio.

Non si è mai dato, e dico: nella storia, un cambiamento di stampo politico o sociale che non fosse accompagnato da una diffeente idea della società e della politica, un'idea capace di far sognare se vogliamo, di produrre contro-valori e soprattutto valori nuovi in grado di fagocitare i vecchi.
Non si è mai dato in altri termini progresso sociale senza che emergesse un progetto alternativo di società.
Per intenderci, le rivolte degli schiavi nell'antica roma oltre alla frustrazione ed al ripudio non hanno prodotto un progetto alternativo di società. Il progetto nuovo è stato del cristianesimo, ad esempio.

E dunque su questo punto che si sostanzia la mia critica nei confronti dell'Italia Dei Valori.
Bravissimi, bravi, perfetti nella critica, ma perché è così incontestabilmente difficile comprendere qual'è il vostro progetto di paese?
Sottolineo: non vi accuso di non averlo, ma di non comunicarlo adeguatamente, di non farlo emergere sufficientemente nel discorso pubblico.

Anche quando il Caimano cadrà questo paese avrà bisogno di essere governato, indirizzato e gestito e non sono affatto sicuro che per garantire la prosperità dell'Italia sarà sufficente il ripudio fermo e incorruttibile delle fedine penali sporche.