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lunedì 14 novembre 2011

Berlusconi, dimissioni...il Videomessaggio, corsi e ricorsi- la storia attraverso i video, parte 2


Nel 2005 per Berlusconi è un brusco risveglio. Per la prima volta gli italiani gli hanno votato, compattamente, contro. 
E' la prima volta. Se nel 1996 la sconfitta si poteva spiegare in base a cavilli della legge elettorale, data la mancata alleanza con la lega nord, così non è nel 2005. Alle regionali berlusconi è punito con un secco 2 a 12. 12 regioni vengono confermate o passano ad essere governate dal centrosinistra.
Berlusconi non demorde, reagisce di fronte a coloro che vorrebbero infine la sua testa sul piatto, Udc in testa, che proprio a partire da ora incomincerà il distacco dalla nave del Polo delle libertà. 
Reagisce incolpandosi solo di non essere stato abbastanza attivo.
Poco male - sostiene, mi rifarò alle legislative dell'anno prossimo che si possono, che si devono vincere.
E' una campagna elettorale in grande stile quella di Berlusconi. Applica profusamente tutte le sue conoscenze, vastissime, di vendita e comunicazione. 
Gli si contrappone il suo opposto antropologico. Prodi e Berlusconi. Neanche uno sceneggiatore, nel voler simboleggiare i due caratteri di quest'italia dei campanili, avrebbe potuto trovare di meglio. Tanto uno vive degli applausi e del consenso, tanto l'altro vive di pedalate in bicicletta e conversazioni dotte con la cerchia ristretta e selezionatissima di amici. Esuberante l'uno, introverso l'altro.
Amato dai suoi ed odiatissimo dagli altri il milanese. Stimato ma mai veramente amato dai suoi e deriso dai berluscones il bolognese.
Lo scontro che a qualche mese dalle elezioni sembra scontatissimo, ed a favore di Prodi, si fa incerto, mano a mano che aumentano le apparizioni ed i coup de theatre di Berlusconi. Non si fa mancare niente. Liti alla confindustria, coglioni agli italiani, fino all'ultima sera prima del silezio pre-elettorale.
Gustatevela.





Ma non lasciatevi trarre in inganno. Berlusconi, lui, il maestro della comunicazione, nel confronto diretto col professore bolognese, ne esce malconcio. Si capisce. Prodi con la sua calma ed i tempi lunghi, con il temperamento riflessivo e bonario, il cui lato aggressivo si traduce al più in qualche battuta pungente, mette in crisi il Cavaliere.
Ed alla fine, per la seconda volta, Prodi, il professore, la spunta.
Si impone
La Vittoria di Prodi tuttavia, ancora una volta resta una vittoria di Pirro.
In primo luogo vi sono i numeri. La maggioranza, così come uscita dalle elezioni, anche in seguito alla furba legge elettorale ideata dal centro-destra, è ristrettissima, talmente risicata che in Senato, l'appoggio dei senatori a vita è determinante.
Poi, il Professore Bolognese è letteralmente stretto in una morsa a tenaglia dalla quale è oggettivamente impossibile uscire. Internamente, la coalizione è troppo composita e male assortita. Le posizioni, peccato fin troppo tipico del centro sinistra -ne convengo- sono troppo divaricate ed eterogenee. Posizioni libertarie e finanche liberiste hanno da condividere gli spazi con posizioni  del cattolicesimo sociale, a loro volta in opposizione alle posizioni della sinistra comunista e massimalista.
Non è possibile, in queste condizioni, produrre una politica di governo organica e coerente. Nonostante questo il biennio di Prodi riesce a produrre qualche risultato di pregio che tuttavia non passa poiché il governo è letteralmente circondato dalle truppe scelte berlusconiane.
La gran cassa mediatica composta dalle testate giornalistiche mediaset, da quelle rai ancora legate alla precedente maggioranza, operano un attacco impressionante volto a screditare e delegittimare il centro-sinistra.
In questi momenti la realtà non è più essa in quanto tale, ma il curioso ibrido così come sviluppato dall'azione comune di reportage giornalistici ed opinioni prezzolate.
Napoli. La monnezza. L'insicurezza. Il singolo atto di violenza che riproposto dalla gran cassa mediatica assurge a minaccia costante, prepotente ed ineludibile. A pensarci a posteriori è impressionante.
Il governo Prodi infine, sfibrato e sostanzialmente allo sbando, crolla dopo l'ennesimo adieu di Mastella.



Non è durato che due anni questa volta Prodi. Ma l'idea che infine fosse venuta meno la centralità di Berlusconi dura assai meno, qualche mese, forse. Ed è di nuovo il suo turno.
Vince a mani Basse contro un trasparente quanto velleitario Veltroni, la cui ricetta si risolve in una versione più soft e ben vestita della versione hardcore del Popolo delle Libertà.

Vince, e, per un certo tempo, sembra che voglia pure convincere. Smettere di essere il simbolo stesso dell'eterna guerra faziosa italiana per farsi grande Statista, assurgere a Padre della Patria e poi chissà, per uno abituato come Lui a puntare sempre più in altro, forse pure lo scranno del Quirinale?
Sono i tempi in cui si degna, prima volta nella sua decennale esperienza di governo, di festeggiare la Liberazione. Fa effetto vederlo, lui, imprenditore meneghino, personificazione e vanto dei bauscia, mettersi accanto a vecchi e corazzati partigiani nel ricordare la Resistenza.


Ci prova. Pare impegnarsi.

A presto per la terza ed ultima parte


Berlusconi, dimissioni...il Videomessaggio, corsi e ricorsi- la storia attraverso i video, parte 1

Questo intervento è debitore in un certo modo a Silvio Berlusconi che, nel corso del suo ultimo, estremo, esausto videomessaggio ha lui stesso ricordato il primo, fortunato, messaggio a reti unificate della discesa in campo.

 

Allora proviamo a ricordare questo ventennio- che sottile brivido pronunciare questa parola che evoca altre epoche e ben altri lutti e ben altre tragedie.
Ricorderete- l'italia è il paese che amo, qui ho le mie radici, le mie speranze e i miei orizzonti, qui ho imparato da mio padre e dalla vita il mio mestiere di imprenditore, qui ho appreso la passione per la libertà. 

1994, l'Italia che pareva volere riprendere in mano il suo destino, che, con Tangentopoli, con l'appoggio incondizionato che essa per qualche tempo ricevette dalla ggente (Curzi docet), dall'intellighenzia e dai media, provava a riprendere il proprio percorso di crescita civile e politica, libera dai lacci imposti dalla situazione internazionale bloccata dalla guerra fredda. Il crollo dei partiti (che, occorrerà forse ricordarlo, più che a Di Pietro, fu imputabile, essenzialmente, a loro stessi che, protetti da Yalta, non ebbero né la volontà né la capacità di operare una rigenerazione dall'interno) lasciava un vuoto che pareva dovesse essere in gran parte raccolto dalla gioiosa macchina da guerra dell'ex PCI.
In quest'Italia degli anni '90, il simpatico tycoon si inseriva col suo partito nuovo di zecca frutto, in egual misura, dei tecnici di publitalia e dei savi consigli di quella classe dirigente in fuga.
Guardatelo attentamente, ciò che serve é tutto là-


La comunicazione diveniva proprio con Silvio Berlusconi LA caratteristica della politica e poco a poco, a piccoli passi ed a piccoli strappi, essa finiva per prendere il sopravvento sul messaggio, sul contenuto.
La fine delle ideologie, o meglio, di un sistema basato su partiti dotati di piattaforme ideologiche, ovverosia di paradigmi interpretativi della realtà e di progettualità omogenee volte ad aggregare e dirigere parti della popolazione, lasciava il posto alla politica dei sondaggi. E da lì il passo al populismo, inteso quale stravolgimento fattuale delle regole democratiche, in una visione schiacciata e incapace di ampie progettualità, era brevissimo. Guardate questo spot d'epoca.


Terminata in fretta, e male, l'esperienza berlusconiana di governo 1994-1995, la sinistra, con Prodi, mite ma gagliardo professore di area democristiana, andava al governo per la prima volta consacrata da voti e regole elettorali favorevoli. Una vittoria di Pirro però. Poiché, nonostante essa procedesse ad occupare ministeri, enti ed aziende, restava succube dell'emergere e dell'imporsi del berlusconismo, inteso come cultura, e più ancora, morale dominante.

In questi anni si radica sempre più Berlusconi e la sua proposta culturale e politica. 
Non solo, si libera sempre più audacemente da resistenze e pudori. 
L'eguaglianza e la giustizia sociale si fanno sempre più radi nel discorso pubblico di Berlusconi. 
La condanna della vecchia classe dirigente, poco a poco, si trasfigura nella sua riabilitazione. A rovescio va per la giustizia e il potere giudiziario: essi divengono, mano a mano che si procede al disvelamento dei peccati e peccatucci di Berlusconi, i nemici. Il cancro nel corpo sano della patria.
L'idea che sia non solo possibile, ma auspicabile, recepire e raccogliere gli umori più basici del paese- la pancia- ed in base ad essi elaborare proposte capaci di raccoglierne il consenso si fa strada prepotentemente. Guardate questo spot. 
Come non riconoscere nelle voci e nei volti di queste giovani ragazze, di queste madri, semplici interpreti di moduli di rilevazione volti ad indagare le paure e le preoccupazioni degli italiani?



E' nel 2001 che questo particolarissimo sogno italiano rappresentato da Berlusconi raggiunge quasi la perfezione. E' del 2001 che si compie il congiungimento tra esso, pubblicità e politica. I soddisfacenti ed onesti anni del centrosinistra non possono reggere il confronto. 

Che è, in fondo, l'entrata nell'euro se la si compara all'amore difficile di un ragazzo e una ragazza, divisi dallo stretto di messina, che il ponte farà trionfare?
Che è, in fondo, l'abbattimento del debito pubblico, se lo si compara al poliziotto di quartiere, che garantirà la sicurezza, tangibilmente, così messa a repentaglio dal governo dei comunisti?
Che sono, in fondo, gli ottimi risultati delle variabili macroeconomiche, di fronte al sorriso, a colori caldissimi, di Berlusconi che promette pensioni più dignitose?

Esatto, sto parlando del contratto con gli Italiani.


Forse in questo momento Berlusconi tocca il momento più alto del consenso. La maggioranza degli italiani gli è compattamente dietro, inebriata, persuasa che con lui possa infine realizzarsi quella promessa di felicità collettiva che si porta dietro. 
Sembra paradossale, perché per un altro decennio egli sarà protagonista, forse ancora più assoluto.
Ma nel 2001 e negli anni a seguire il Presidente può contare non solo sui voti, ma sulla fiducia, forse anche sull'amore dei suoi elettori. 

Dopo sarà qualcosa di totalmente diverso.
Poco a poco tante scelte sbagliate, tantissime, cominciano ad incrinare la magia. 
La partecipazione alle guerre in Afganistan ed Iraq, che cozzano contro le sensibilità dell'elettorato italiano, e pure degli stessi interessi strategici del paese. Politiche economiche scellerate.
Naturalmente- il conflitto di interessi che pesa come un macigno ed al suo altare si consacrano provvedimenti, leggi e regolamentazioni ad personam.
Infine giunge la crisi economica che impatta violentemente sul paese rivelanolo, d'un tratto, fragile ed indebolito. 

FINE PRIMA PARTE

sabato 12 novembre 2011

Berlusconi, dimissioni....sta finendo

Sta poco a poco finendo un'epoca.
L'epoca di Silvio Berlusconi.
Un uomo che non può non dirsi grande e al quale più d'una riga della storia nostra sarà dedicata. Finisce con lui un'epoca a tinte forti, nella quale più volte le ombre hanno minacciato di coprire del tutto e vanificare le luci e le speranze che pure, audacemente, continuavano a voler crescere, protette negli interstizi più sani di quel tessuto, economico, politico, sociale che pareva dover marcire tutto.


Finisce a pochi passi dal precipizio di una crisi finanziaria irreconciliabile. Finisce quando lo "spread", questa strana parola, in fretta divenuta a tutti gli italiani familiare, stava per travolgere tutto.

Ora, proprio ora, che questo nostro paese si scopre così fragile, vulnerabile, incerto al suo interno, attorniato da sfiducia fuori e pressioni centrifughe dentro, ora, questo nostro stivale, ci scopriamo ad amarlo di un amore più sentito, in tutte le frammentate sfumature di cui si compone, dai caldi e forti colori del nostro sud a quella pianura padana su cui tanta retorica politica è stata compiuta.

Vent'anni stanno infine per consegnarsi alla storia, e ci si scopre all'improvviso stanchi di quelle facce, dei volti, di quelle parole, sempre più pesanti sempre più vuote, che hanno accompagnato questo strambo declino italiano, sul cui esito, ancora oggi, nessuno sa dire con certezza.
Finisce un poco com'era cominciata tanti, tanti anni fa. Voto parlamentare, sgretolarsi di una maggioranza e la sconfitta, scolpita, sul volto di quell'uomo che perdere non ha saputo mai e guardandosi attorno, godendosi gli ultimi esausti applausi sembra domandarsi il dubbio di un "Che Fare?" solo poco più personale e stravolto.

Non è il momento di trarre bilanci, adesso, che in corso è la storia ed il passaggio. La fine. La gente che si ammucchia imprecando intorno ai palazzi del potere, gli antichi, Palazzo Chigi, e quelli che si è imparato a conoscere, Palazzo Grazioli, la gente urlante senza posa dimisisioni-dimissioni, e che confida nella notte in una catarsi che difficilmente verrà se non a costo di sacrifici, i loro, e di lunghi tempi, quelli della politica.

venerdì 17 dicembre 2010

La non caduta del governo Berlusconi: infiltrati tra i manifestanti?

L'immagine fa riferimento al sito di Repubblica
Infiltrati tra i manifestanti

La cosa probabilmente non scuoterà più che tanto il muro di indifferenza della maggioranza degli Italiani.
Ma quanto sta emergendo, se dovesse venire confermato, emana un cattivo odore di anni di piombo e strategia della tensione.
In breve il PD denuncia la presenza di "infiltrati che hanno messo a rischio i manifestanti e le forze dell'ordine"(Anna Finocchiaro) nel corso delle manifestazioni che hanno messo a ferro e fuoco la città ieri.
E' difficile ovviamente sviluppare un ragionamento su un fatto che risulta da accertare ed, al momento, al più, può qualificarsi come illazione.
Ma tuttavia può essere analizzato in quanto sintomo dello stato attuale della politica Italiana.

Data una situazione estremamente critica per il governo Berlusconi, a fronte della crisi parlamentare e dell'esecutivo, del distaccamento di frange importanti dell'establishment, di un'acutizzata tensione sociale data tanto dalle malsane condizioni economiche che dall'inasprirsi della protesta studentesca, allora occorre forse compiere un'analisi per funzione. Non si tratta di porsi la domanda del "a chi giova?", ma piuttosto di inserire la questione all'interno dello scenario per cercare di ricavarne connessioni ed esplicazioni.
Quali potrebbero essere dunque le conseguenze di manifestazioni violente a livello sociale e politico?
Ne azzardo qualcuna: paura e timore da parte della maggioranza dei cittadini, avversione da parte dell'establishment nei confronti di una situazione sociale non facilmente governabile, condanna generalizzata nei confronti dei movimenti e delle loro "aree di contiguità"
E quindi: ricerca di una formula politica capace al tempo stesso di evitare recrudescenze violente e di proporre e mantenere una pacificazione sociale, per quanto forzata.
E dunque: messa all'angolo dei movimenti di protesta, dell'area del dissenso e, più in generale, delle aree di critica e di alternativa, includendo in questa categoria tutte quelle forze che si oppongono all'esecutivo (FLI, PD, 5 stelle..)
Conclusione: una curiosa congruenza tra le necessità del governo Berlusconi e le conseguenze che sopra ho esplicato

Tutto ciò ovviamente non può che far pensare a quanto accadde negli anni '70, momento nel quale, a fronte dell'inasprirsi dei conflitti sociali, si sviluppò quella che venne ribattezzata "strategia della tensione", con un uso spregiudicato di frange non meglio specificate dello stato al fine di innalzare il livello della tensione e compattare l'elettorato moderato verso il partito della democrazia cristiana.
Il giochino riuscì, ma portò con se una serie di lutti e morti impressionanti, risultando una ferita che ancor oggi fatica a rimarginarsi.


E per voi? quale significato attribuite alla presenza di infiltrati nei cortei?

martedì 14 dicembre 2010

Caduta Governo Berlusconi: appuntamento rimandato?




Quello che mi appresto a scrivere è un commento a caldo, quasi bollente, sulla fiducia votata oggi dalla Camera  al Senato al governo Berlusconi. Quanti prevedevano la caduta del Governo Berlusconi, hanno sbagliato i loro conti. Con 314 voti a favore contro 311voti contrari a Montecitorio, e 162 si contro 135 no al Senato, il governo può andare avanti. 
Non è dunque la fine di un'epoca, non lo è perlomeno oggi.
Analizzando brevemente la situazione posso solo affermare che ciò, a freddo, era prevedibile.
La crisi che si era venuta a determinare negli ultimi mesi implicava e coinvolgeva attori facenti parte dell'area generalmente riferibile al centrodestra: Confindustria, Fini, forse la Chiesa.

Questi attori, con motivazioni diverse, hanno valutato Berlusconi come non più adeguato a svolgere le funzioni di mediazione, rappresentanza e leadership che gli erano state attribuite, e se si considerano nel complesso le ultime vicissitudini che Berlusconi ha dovuto affrontare quali lo scandalo Ruby, le feste selvagge, le imperiture vicissitudini giudiziarie ed infine le indiscrezioni di Wikileaks, è facile comprenderne le motivazioni.
Se un leader screditato sul piano internazionale si rivela controproducente per quanto concerne gli interessi industriali italiani, e si rivela insostenibile ed ingiustificabile, nonostante gli equilibrismi di monsignor FIsichella, per la chiesa cattolica, proprio da queste posizioni ha tratto forza il progetto di alternativa di Fini, che ha elaborato un progetto di destra "legalitaria", nella speranza, a mio avviso, di rispondere alle esigenze di questi milieux. 

Ma ciò che credo vada rilevato, a costo di parere un poco berlusconiano nel ragionamento,è che ciò che non si è tenuto in conto adeguatamente è il ruolo fondamentale che riveste in una democrazia l'elettorato. E come ho sottolineato in altri post (vedi l'intervento sulla fine del governo, la seconda parte e la terza parte) la maggioranza dell'elettorato italiano, ha mantenuto fedelmente la sua fiducia nei confronti di Berlusconi sicuramente, e forse anche del suo progetto politico.
Non affronterò in questa sede gli elementi che hanno contribuito a determinare, sviluppare e rafforzare il consenso (non perché non importanti, ma semplicemente perché non esiste, allo stadio attuale, un articolo di legge che invalidi delle elezioni a seguito della predominanza mediatica di un contendente), ma sottolineo con forza questo aspetto: l'elettorato resta nella sua maggioranza favorevole a Berlusconi,  e, così stando le cose, nuove elezioni non modificherebbero la situazione, ma anzi, probabilmente, finirebbero per rafforzare la sua posizione.
Da qui l'impasse: un establishment sempre più avverso al Cavaliere contro un'elettorato (i cittadini) che mantengono l'appoggio incondizionato e, nel mezzo, un potere legislativo in attesa, indeciso su quale cavallo puntare, statico ed in imbarazzo.
Credo che dallo svolgimento di questo testo si possa comprendere e spiegare la sostanziale spaccatura del Senato e della Camera: a fronte dell'impossibilità di determinare un vincitore chiaro in questo duello, senatori e deputati sono costretti a comportarsi come giocatori incalliti alla roulette, nell'attesa che la pallina smetta di girare ed infine si posi sul numero definitivo.

E l'opposizione che ruolo riveste in tutto questo? Nessuno. Appunto...


giovedì 18 novembre 2010

Fine governo?3 Berlusconi, Fini ed il silenzio degli innocenti

Proseguo l'analisi dal precedente post: come molti commentatori hanno rilevato, la crisi si è prodotta attraverso una mediocrissima congiura di palazzo.
Si è trattato cioè di un'operazione esclusivamente da ceto politico e che non riguarda, se non in parte microscopica, l'elettorato di centro/ centro destra.
Non si è cioè prodotta una presa di coscienza/ distacco da parte del "popolo" della destra, Questo lo dicono i dati che hanno segnato una sostanziale stabilità percentuale  nel corso di  tutte le sessioni elettorali dall'inizio del Berlusconi/4 ad oggi. A naso, credo che il peso che potrà raggiungere Futuro e Libertà è davvero infinitesimale (un terzo dell'UDC poniamo?).
E questa stima nasce da una considerazione molto semplice, e cioè che l'elettorato di centro destra è adeguatamente rappresentato dal PDL. Per farla semplice: è molto probabile che un ex missino/ex AN trovi molto più corrispondenza entro le proprie posizioni e quelle del pdl e leghiste, piuttosto che con quelle della bella destra liberal-legalitaria vagheggiata da Fini.
Non è questa la sede per trattare della fine ingloriosa di Alleanza Nazione ma un dato è da rilevare.
Il traghettamento dell'm.s.i dentro le istituzioni è stato speculare a quello compiuto dal p.c.i. ed ha richiesto, condizione sine qua non per la legittimazionr, un costo assai severo: l'abbandono di un'identità precisa e l'affannosa ricerca di una scollacciata ideologia postmoderna che potesse in qualche modo fare da collante al partito "nuovo".
Il risultato è stato, a suo modo, contraddittorio: un ex fascista presidente della camera ed un post comunista presidente della repubblica, ma dietro ad essi e anche attraverso essi si ha il disconoscimento e l'abbandono di un intera esperienza culturale e politica.
Berlusconi non ha mai avuto di questi problemi: la sua forza è stata il non avere alcuna storia dietro, ma solo la forza dei suoi soldi, delle sue aziende, perché no: del suo successo. La sua forza è stata quella di imporre la sua assenza di storia, di ideologia e finanche di cultura istituzionale.
Il saltare le istituzioni è in una qualche misura connaturato al suo temperamento, l'appello diretto al popolo la conseguenza spontanea della fusione tra le sue inclinazioni ed i tempi.
Credo che in tutta coscienza imputare al signor B tentazioni autoritarie sia un errore di comprensione.
Non si tratta di questo.
Ne ho sentite tante in questi anni per descrivere il fenomeno: fascismo, franchismo, democrazia autoritaria, addirittura sultanismo. Tutto sommato, questo florilegio di dotte disquisizioni sulla forma di governo ai tempi del signor B. mi pare un puro esercizio di stile senza ragioni e senza utilità.
Mi pare che siano sforzi di comprensioni eccessivi considerando la statura dell'uomo politico, invero assai ridotta.
Berlusconi, molto più semplicemente, non ha modificato né l'assetto istituzionale né le funzioni del regime repubblicano italiano. Probabilmente non l'ha neanche indebolito.
Bisognerà riconoscere prima o poi che l'attacco alla magistratura si è tradotto in una sostanziale sconfitta, e tutte la sua legislazione sulla giustizia, rilevante ed, anche, vergognosa per quanto concerne lo le leggi ad personam, non ha tuttavia prodotto squarci apprezzabili nella tradizionale civiltà giuridica italiana.
B. ha fatto però qualcosa di diverso. Ha fatto pressione in una maniera inusitata sulle istituzioni, scatenandogli contro tutta la forza delle sue aziende, del suo potere e dei suoi media.
E l'utilizzo stesso della televisione, media caldo non dimentichiamo, ha prodotto l'appello diretto al popolo, la comunicazione unidirezionale,in definitiva: la deriva populistica e plebiscitaria.

Nel prossimo articolo affronteremo più corposamente il problema del rapporto Berlusconi-Masse-Istituzioni

*l'immagine fa riferimento al sito http://claudiocaprara.ilcannocchiale.it/

mercoledì 17 novembre 2010

Fine governo?2Berlusconi, Fini e Berlusconi: l'autocombustione


Per rispondere al quesito posto nel precedente post intendo prime affrontare delle questioni differenti, ma che rimandano al tempo stesso allo scioglimento dell'enigma.

1- L'autocombustione

Se c'è un insegnamento che si può trarre da quest'ultima crisi è che, inevitabilmente, solo Berlusconi potrà riuscire a fermare Berlusconi. Non l'opposizione, non la fronda ex missina, non l'informazione, non i sindacati, non la confindustria, non i cattolici. A nulla è valso tirare fuori il conflitto di interessi (ormai sepolto e dimenticato), il predominio mediatico, a nulla i trascorsi giudiziari alquanto burrascosi, le pressioni censorie nei confronti, ad esempio, del famoso trittico Santoro, Biagi e Luttazzi; a nulla la licenziosa condotta privata dell'uomo.
In un curioso gioco delle parti, mi pare che ogni scandalo sia servito a rafforzare e compattare gli schieramenti avversi, senza determinare spostamenti rimarcabili dell'elettorato, ed anzi ribadendo, strenuamente, volta per volta, che nel nostro paese e nel nostro sistema politico ogni dibattito rappresenta la cassa acustica utile ad amplificare l'eterna questione: Berlusconi sì o Berlusconi no?
In presenza di queste condizioni di blocco, l'immobilità del sistema era in una certa misura garantita.
Contribuivano a questo il rigido controllo del consenso, possibilità per ampi strati di popolazione di ritagliarsi fette di potere personale, la rivoluzione delle ultime politiche (tanto dal punto di vista della semplificazione del panorama parlamentare che per quanto concerne la straordinaria maggioranza di cui poteva godere il cav.), il consenso benevolo di parte delle forze economiche e culturali del paese, la stabilità, se non l'accrescimento, del consenso e del credito di cui godeva presso l'elettorato.
Il paradosso che credo sarà anche il nodo che verrà evidenziato dagli storici è che, in ultima istanza, l'unico elemento innovatore e di sblocco del sistema berlusconiano è stato Berlusconi medesimo.
Con le sue colpe ed errori certo, ma soprattutto con una condotta non si capisce se imputabile ad un delirio di onnipotenza o invece ad una volontà quasi autolesionistica.


martedì 16 novembre 2010

Fine governo?1

Qui in Francia le informazioni giungono attutite, come separate da una sottile membrana data dal semplice fatto che, affacciandosi alla finestra, marciano ordinatamente file di renault, citroen e peugeot, ma allo stesso tempo vi è l'indiscutibile vantaggio, nell'affrontare il tema, di essere almeno un po' fuori dalla mischia, un poco fuori dal dibattito che strenuamente si riproduce in Italia: Berlusconi, regime, televisione, Berlusconi, informazione...
A quanto sento pare che il presidente del consiglio sia giunto ai suoi ultimi, esausti ed irragionevoli giorni...c'è un gran baccano e un gran tam tam che passa e s'ingigantisce da un giornale all'altro, passando per le centinaia, o forse migliaia, di blog, siti e forum. La fine è vicina. Si dice. Le truppe del signor B. cominciano alla chetichella ad  abbandonare la nave, gli oppositori le scrutano ed indagano, analizzano ed interpretano ogni movimento, ogni dichiarazione. Da poco il presidente della Camera (perché questo è l'onorevole Fini) si è fatto più audace, il suo lento e laborioso lavoro sotterraneo è emerso prepotentemente: tutta la componente che si riconosce in FLI ha presentato le dimissioni dal governo, che si trova così amputato di una parte consistente, ma non maggioritaria, della coalizione che così baldanzosamente si era presentata alle politiche 2008.
Sull'effettiva possibilità che con questo evento possa concretamente chiudersi  il quarto governo Berlusconi e, con esso, il lungo ciclo politico del berlusconismo ho alcune perplessità tanto relativamente alle tempistiche che relativamente alla sostanza del problema.
Comincerò con l'affrontare la seconda perplessità.

Il problema sorge allorquando si presuppone una coincidenza tra Berlusconi ed il berlusconismo, quando cioè si tende a confondere l'azione politica concreta del signor B. ed il sistema di potere, valoriale ed organizzativo che da esso è stato generato. Non attribuisco a B. la capacità sovrumana di aver sviluppato lui solo un sistema. Per quanto diabolica possa essere considerata la sua azione egli non resta che un uomo, il quale deve soggiacere, come noi tutti, alle leggi della natura e dell'economia. Il grosso fraintendimento che sorge allorquando si affronta il problema della società italiana degli ultimi 20 anni riguarda un fraintendimento generale per quanto riguarda la necessaria distinzione  tra induttore ed indotto, detto in altre parole: é stata canale 5 a plasmare gli Italiani, o gli Italiani (almeno il loro ventre) a strutturare i palinsesti del biscione, drive in, veline e bagaglino compresi? E' una querelle che da tempo appassiona i sociologi culturali e rimanda al rapporto che si sviluppa tra società e cultura. Non pretendo di fornire una risposta qui ed ora ad un argomento fascinoso ma che centra fino a un certo punto con il soggetto del presente post.
Ciò che mi preme sottolineare è che la questione si fa interessante quando si trasferiscono i termini della querelle nella sfera della politica. Dunque la questione diventa: é Berlusconi che ha strutturato una società politica (nel senso largo, potrei dire del potere) nuova, o è stata questa società politica ad imporre un Berlusconi come interlocutore e soggetto egemone?

..... la risposta al prossimo post