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giovedì 20 febbraio 2014

La verità nascosta dietro la diretta streaming tra Renzi e Grillo


Ieri si è assistito alla terza diretta streaming legata alle consultazioni per la formazione di un nuovo governo. Stessa location e stessi partiti. Partito Democratico, da una parte, a cercare di portare avanti le proprie proposte e Movimento 5 Stelle, dall'altra, a cercare di rendere il più chiaro possibile il proprio distacco e la propria indisponibilità a parlare.

Sono cambiati i personaggi però. Facciamo un po' di storia. Il primo a provare l'ebrezza democratizzante e trasparente della diretta streaming di fronte ai grillini è stato Pierluigi Bersani. E' stato anche il primo a sbattere le corna contro il muro di Roberta Lombardi e Vito Crimi.  Sebbene un poco penoso ad insistere sulle possibili alleanze e convergenze Bersani è stato, a parere di chi scrive, anche il solo ad avere accennato un discorso concreto e vagamente politico.

lunedì 31 gennaio 2011

Primarie all'americana, alla francese e all'Italiana

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Anche il Partito socialista francese utilizzerà le "primarie", nell'autunno 2011, per la designazione del suo candidato alle elezioni presidenziali.  Si tratta di una opportunità unica per la sinistra francese di calamitare l'attenzione dei media da giugno a novembre 2011, perché una tale competizione ha le caratteristiche per diventare davvero molto interessante e catturare l'immaginazione di tutti i francesi. 


Il Partito Socialista Francese è l'unico grande partito politico francese che terrà delle primarie per le prossime elezioni presidenziali. Il presidente Sarkozy è naturalmente candidato per il secondo mandato, e dunque  il suo partito, l'UMP, non terrà delle primarie. Sul fronte dei media, dunque, il Partito Socialista sarà solo e questo è un vantaggio importante.


Già molte candidature sono state annunciate, tra cui quella di Arnaud Montebourg che ha presieduto il comitato del Partito Socialista per la primarie, quella di Segolene Royal, che ha raccolto più di 18 milioni di voti durante le ultime elezioni presidenziali contro Nicolas Sarkozy e quella di  Manuel Valls.  Ne verranno altre, le più attese sono quelle di Martine Aubry, segretario del partito socialista e di Daniel Strauss-Kahn, presidente del fondo monetario internazionale.

I media francesi dedicano sempre più spazio a queste elezioni e non appena un candidato fa una dichiarazione interessante, subito i media si precipitano e ne fanno oggetto di dibattiti, interviste e servizi. E' accaduto per la posizione di Manuel Valls sulla questione delle 35 ore. 
Questa legge, uno dei lasciti più forti della progettualità del governo socialista di Jospine e ferocemente osteggiato dalla destra e modificata dal presidente Sarkozy per permettere ai francesi di "lavorare di più per guadagnare di più." Che il socialista Valls proponga oggi di "sbloccare le 35 ore per consentire alle imprese di aumentare i salari" diventa oggetto di dibattito e tutti i media trattano di questo argomento. 

Ancor più rivelatrice è la posizione del Partito Socialista della signora Aubry di fronte alla proposta Valls: per lei è semplicemente inaccettabile che un candidato alle "primarie" critichi radicalmente leggi che sono state adottate in passato da un governo socialista, e particolarmente le 35 ore. La signora Aubry minaccia di espellere Valls se non rispetta la "linea ufficiale" . Invece di discutere. dunque, minaccia. Secondo una voce, ben fondata, esiste un accordo fra Daniel Strauss-Kahn, Royal e Aubry che prevede che nel caso di candidatura del primo,gli altri si ritirerebbero a suo favore.


Se una cosa del genere dovesse accadere, tutta la suspense che verrebbe generata da una vera competizione per la scelta del candidato scomparirebbe ipso facto. La stampa non darebbe che una copertura minima di questo evento proprio poiché disprezzato in primis dai suoi principali dirigenti. 


Sarebbe un errore di calcolo nella misura in cui il PSF ignora che la battaglia elettorale è anche commercio d'immagine. Nelle primarie degli Stati Uniti nessun candidato rinuncerebbe a favore di un'altro. Nel corso delle ultime primarie democratiche, tutti i candidati si sono impegnati fino all'ultimo minuto in una battaglia di titani. Il confronto è stato duro e intenso e solo dopo i risultati del voto i candidati sconfitti si sono mobilitate per Obama.


Il partito democratico, su cui è concentrata l'attenzione del mondo intero, è stato il vincitore, grazie a tutta la pubblicità dei media che la rivalità tra i candidati ha generato.  I Democratici sono riusciti non solo ad eleggere Obama alle elezioni politiche, ma anche ad avere la maggioranza alla Camera dei rappresentanti e al Senato. 


Qualcuno potrà obiettare che la politica in Italia non è come negli Stati Uniti o in Francia. 
Osservazione vera, ma che tuttavia non realizza come l'elettore sia un'elettore ovunque si trovi, e come egli segua con occhio distratto l'evoluzione dello scenario politico che lo interessa.
Ma la sua attenzione si acutizza di fronte al clamore suscitato da dichiarazioni coraggiose, dibattiti democratici aperti e onesti.


A mio parere il risultato delle primarie  del Partito Democratico di Bersani deve essere frutto di uno scontro vero e sano tra tutti i candidati che aspirano a diventare Presidenti del Consiglio. Se invece queste primarie rappresenteranno come al solito un mero espediente propagandistico e saranno sabotate dagli interessi e dalle strategie dei leader del partito, il PD mancherà il bersaglio e una meravigliosa opportunità per acquistare credito e consenso.


Aggiungo, in conclusione, una considerazione di carattere più culturale: accettare e proporre alla società italiana un modello di primarie vere e democratiche è anche proporre un modello di società capace di contrapporsi orgogliosamente al modello berlusconiano di stampo populista nel quale il leader cade dall'alto, e proporre invece un modello aperto, in cui le opportunità sono per tutti, in base al merito e alle capacità e non a sordidi legami con il capo.


domenica 19 dicembre 2010

LE PAGELLE DELLA SETTIMANA- LA POLITICA: dalla B di Berlusconi alla F di Fini

Una sicurezza

Berlusconi Silvio, voto 7-
Nonostante una campagna acquisti sottotono il presidente riesce a portare a casa la fiducia. Abile nel colpo di reni finale, si garantisce un altro cenone natalizio(e relative feste) da presidente del consiglio in carica.  Una sicurezza.





Rimandato
Bersani, Pier Luigi, voto 5+
Come può un geppetto di partito diventare leader del principale partito dell'opposizione? Molto semplicemente non può. Imbarazzante nel recitare la parte dell'avversario, ogni tanto compie sbandante populistiche miserrime (vedasi la critica dei biglietti del bus a 1 euro e mezzo). Erede di una grande tradizione di sfasciatori di partito svolge egregiamente il compito affidatogli da D'Alema, con costanza e precisione. Un senso a questa storia? Forse ha scordato come proseguiva la canzone di Vasco: un senso non ce l'ha. Rimandato.


Sontuoso

Casini, Pierferdinando: voto 10+
Lontani i tempi delle piazze separate, contro le quali Gianfranco Fini si scagliava, sottobraccio all'amico Silvio, oggi Pierfer si trova più corteggiato di Ornella Muti ai tempi d'oro.  Tra avances berlusconiane a suon di dicasteri e sottosegretariati, prospettive di terzo polo con Gianfranco e Francesco (Rutelli), e sirene democratiche, è lui, il bel Casini, l'oggetto del desiderio del parlamento italiano. Sontuoso




Gladiatorio
Bocchino, Italo: voto 7

Nonostante la sconfitta alla Camera e al Senato, nonostante Bondi si premuri di pestarlo per bene a Ballarò, Bocchino resta imperturbabile, aggrappato al suo momento magico. Coccolato da Santoro e Floris neanche fosse Berlinguer, Italo (nomen omen no?), occhiali leggeri e cravatta stretta, sfrutta al massimo l'inaspettata ribalta mediatica. Gladiatorio.







Futurista
 Fini, Gianfranco: voto 8

Ascoltarlo mentre annuncia la sua disfatta politica con perfetto aplomb istituzionale è qualcosa di impagabile.
Gianfranco Fini, ovvero: come regalare un Partito del 15% a Berlusconi. A tratti appare come l'alter ego nero di Veltroni: nell'arco di 15 anni è riuscito a distruggere un partito ed una storia politica con efficacia da cecchino. Futurista.





Magistrale

Di Pietro, Antonio: voto 9 e mezzo.

Altro vincitore della settimana, si consacra come il capo indiscusso del fronte antiberlusconiano. Pugnace, severo ed inflessibile nel denunciare i crimini del berlusconino trova nella fiducia al governo l'occasione d'oro per garantirsi altri mesi da primattore. Magistrale.