Una nuova fase politica si è aperta o si assiste all'ennesima variazione del tema?
Di mio, ho la netta impressione che le eccessive dimostrazioni di fiducia verso il nuovo governo, non abbiano basi alcune.
Stando ai fatti, e non alle suggestioni, né proiettando speranze nostre sulle concrete possibilità di Renzi, mi pare che di nuovo rispetto a Letta vi sia ben poco (ma questo potrebbe essere pure un punto a favore, in realtà)
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martedì 18 febbraio 2014
domenica 16 febbraio 2014
La Coerenza di Matteo Renzi in 11 passi
“Governo avanti ma si devono fare le cose”, Matteo Renzi 3/12/2013
"Non
farò cadere il governo", Matteo Renzi a Porta a Porta, 3/12/2013
sabato 15 febbraio 2014
Matteo Renzi ed il governo: un suicidio, un omicidio od un complotto politico?
I recenti fatti di cronaca politica, ed in particolare le dimissioni di Letta e l'incarico di formare un nuovo governo a Renzi ha scosso il mondo politico e lasciato sostianzalmente di stucco anche i più noti osservatori. Cerchiamo di capire che è successo e come prevedibilmente evolverà lo scenario.
Chi ha seguito i precedenti articoli sa che, a parere dei curatori di questo blog, Renzi aveva una strategia molto semplice da seguire:
Chi ha seguito i precedenti articoli sa che, a parere dei curatori di questo blog, Renzi aveva una strategia molto semplice da seguire:
- Fare approvare la legge elettorale
- Andare ad elezioni
- Vincere e provare a governare
Ma quali sono allora i motivi che hanno spinto il presunto imberbe sindaco fiorentino a mischiare in questo modo le carte?
Proviamo a fare un giochino per scoprirlo.
Proviamo a fare un giochino per scoprirlo.
martedì 11 febbraio 2014
Gli intenti di Renzi. I prossimi passi
Che farà Renzi?
Le mosse che ha a disposizione sono, in sostanza, due:
1. Fare cadere il governo
2. Non fare cadere il governo
Le mosse che ha a disposizione sono, in sostanza, due:
1. Fare cadere il governo
2. Non fare cadere il governo
E' naturale che Renzi sia portato naturalmente alla prima ipotesi. Il tempo gioca contro di lui. In questo momento Berlusconi è ancora debole, il nuovo centro destra è organizzazione parlamentare e non partito politico. Il PD sostanzialmente stabile. I grillini sbraitano molto, ma è probabile che il loro peso elettorale non debba aumentare, anzi forse contrarsi un poco. Scelta Civica è in dispersione. SEL conta assai poco. La Lega è gravemente ferita ed il suo elettorato è in fuga.
Tirando, le fila, anche ipotizzando un Berlusconi con l'elmetto per la campagna elettorale, è probabile ipotizzare al peggio uno scenario elettorale non troppo dissimile da quello emerso nelle ultime legislative.
Vale a dire, uno scenario che con l'attuale legge elettorale fa rima con ingovernabilità (o larghe intese), ma che,
lunedì 14 novembre 2011
Berlusconi, dimissioni...il Videomessaggio, corsi e ricorsi- la storia attraverso i video, parte 2
Nel 2005 per Berlusconi è un brusco risveglio. Per la prima volta gli italiani gli hanno votato, compattamente, contro.
E' la prima volta. Se nel 1996 la sconfitta si poteva spiegare in base a cavilli della legge elettorale, data la mancata alleanza con la lega nord, così non è nel 2005. Alle regionali berlusconi è punito con un secco 2 a 12. 12 regioni vengono confermate o passano ad essere governate dal centrosinistra.
Berlusconi non demorde, reagisce di fronte a coloro che vorrebbero infine la sua testa sul piatto, Udc in testa, che proprio a partire da ora incomincerà il distacco dalla nave del Polo delle libertà.
Reagisce incolpandosi solo di non essere stato abbastanza attivo.
Poco male - sostiene, mi rifarò alle legislative dell'anno prossimo che si possono, che si devono vincere.
E' una campagna elettorale in grande stile quella di Berlusconi. Applica profusamente tutte le sue conoscenze, vastissime, di vendita e comunicazione.
Gli si contrappone il suo opposto antropologico. Prodi e Berlusconi. Neanche uno sceneggiatore, nel voler simboleggiare i due caratteri di quest'italia dei campanili, avrebbe potuto trovare di meglio. Tanto uno vive degli applausi e del consenso, tanto l'altro vive di pedalate in bicicletta e conversazioni dotte con la cerchia ristretta e selezionatissima di amici. Esuberante l'uno, introverso l'altro.
Amato dai suoi ed odiatissimo dagli altri il milanese. Stimato ma mai veramente amato dai suoi e deriso dai berluscones il bolognese.
Lo scontro che a qualche mese dalle elezioni sembra scontatissimo, ed a favore di Prodi, si fa incerto, mano a mano che aumentano le apparizioni ed i coup de theatre di Berlusconi. Non si fa mancare niente. Liti alla confindustria, coglioni agli italiani, fino all'ultima sera prima del silezio pre-elettorale.
Gustatevela.
Ma non lasciatevi trarre in inganno. Berlusconi, lui, il maestro della comunicazione, nel confronto diretto col professore bolognese, ne esce malconcio. Si capisce. Prodi con la sua calma ed i tempi lunghi, con il temperamento riflessivo e bonario, il cui lato aggressivo si traduce al più in qualche battuta pungente, mette in crisi il Cavaliere.
Ed alla fine, per la seconda volta, Prodi, il professore, la spunta.
Si impone
La Vittoria di Prodi tuttavia, ancora una volta resta una vittoria di Pirro.In primo luogo vi sono i numeri. La maggioranza, così come uscita dalle elezioni, anche in seguito alla furba legge elettorale ideata dal centro-destra, è ristrettissima, talmente risicata che in Senato, l'appoggio dei senatori a vita è determinante.
Poi, il Professore Bolognese è letteralmente stretto in una morsa a tenaglia dalla quale è oggettivamente impossibile uscire. Internamente, la coalizione è troppo composita e male assortita. Le posizioni, peccato fin troppo tipico del centro sinistra -ne convengo- sono troppo divaricate ed eterogenee. Posizioni libertarie e finanche liberiste hanno da condividere gli spazi con posizioni del cattolicesimo sociale, a loro volta in opposizione alle posizioni della sinistra comunista e massimalista.
Non è possibile, in queste condizioni, produrre una politica di governo organica e coerente. Nonostante questo il biennio di Prodi riesce a produrre qualche risultato di pregio che tuttavia non passa poiché il governo è letteralmente circondato dalle truppe scelte berlusconiane.
La gran cassa mediatica composta dalle testate giornalistiche mediaset, da quelle rai ancora legate alla precedente maggioranza, operano un attacco impressionante volto a screditare e delegittimare il centro-sinistra.
In questi momenti la realtà non è più essa in quanto tale, ma il curioso ibrido così come sviluppato dall'azione comune di reportage giornalistici ed opinioni prezzolate.
Napoli. La monnezza. L'insicurezza. Il singolo atto di violenza che riproposto dalla gran cassa mediatica assurge a minaccia costante, prepotente ed ineludibile. A pensarci a posteriori è impressionante.
Il governo Prodi infine, sfibrato e sostanzialmente allo sbando, crolla dopo l'ennesimo adieu di Mastella.
Non è durato che due anni questa volta Prodi. Ma l'idea che infine fosse venuta meno la centralità di Berlusconi dura assai meno, qualche mese, forse. Ed è di nuovo il suo turno.
Vince a mani Basse contro un trasparente quanto velleitario Veltroni, la cui ricetta si risolve in una versione più soft e ben vestita della versione hardcore del Popolo delle Libertà.
Vince, e, per un certo tempo, sembra che voglia pure convincere. Smettere di essere il simbolo stesso dell'eterna guerra faziosa italiana per farsi grande Statista, assurgere a Padre della Patria e poi chissà, per uno abituato come Lui a puntare sempre più in altro, forse pure lo scranno del Quirinale?
Sono i tempi in cui si degna, prima volta nella sua decennale esperienza di governo, di festeggiare la Liberazione. Fa effetto vederlo, lui, imprenditore meneghino, personificazione e vanto dei bauscia, mettersi accanto a vecchi e corazzati partigiani nel ricordare la Resistenza.
Ci prova. Pare impegnarsi.
A presto per la terza ed ultima parte
Berlusconi, dimissioni...il Videomessaggio, corsi e ricorsi- la storia attraverso i video, parte 1
Questo intervento è debitore in un certo modo a Silvio Berlusconi che, nel corso del suo ultimo, estremo, esausto videomessaggio ha lui stesso ricordato il primo, fortunato, messaggio a reti unificate della discesa in campo.
Allora proviamo a ricordare questo ventennio- che sottile brivido pronunciare questa parola che evoca altre epoche e ben altri lutti e ben altre tragedie.
Ricorderete- l'italia è il paese che amo, qui ho le mie radici, le mie speranze e i miei orizzonti, qui ho imparato da mio padre e dalla vita il mio mestiere di imprenditore, qui ho appreso la passione per la libertà.
1994, l'Italia che pareva volere riprendere in mano il suo destino, che, con Tangentopoli, con l'appoggio incondizionato che essa per qualche tempo ricevette dalla ggente (Curzi docet), dall'intellighenzia e dai media, provava a riprendere il proprio percorso di crescita civile e politica, libera dai lacci imposti dalla situazione internazionale bloccata dalla guerra fredda. Il crollo dei partiti (che, occorrerà forse ricordarlo, più che a Di Pietro, fu imputabile, essenzialmente, a loro stessi che, protetti da Yalta, non ebbero né la volontà né la capacità di operare una rigenerazione dall'interno) lasciava un vuoto che pareva dovesse essere in gran parte raccolto dalla gioiosa macchina da guerra dell'ex PCI.
In quest'Italia degli anni '90, il simpatico tycoon si inseriva col suo partito nuovo di zecca frutto, in egual misura, dei tecnici di publitalia e dei savi consigli di quella classe dirigente in fuga.
Guardatelo attentamente, ciò che serve é tutto là-
La comunicazione diveniva proprio con Silvio Berlusconi LA caratteristica della politica e poco a poco, a piccoli passi ed a piccoli strappi, essa finiva per prendere il sopravvento sul messaggio, sul contenuto.
La fine delle ideologie, o meglio, di un sistema basato su partiti dotati di piattaforme ideologiche, ovverosia di paradigmi interpretativi della realtà e di progettualità omogenee volte ad aggregare e dirigere parti della popolazione, lasciava il posto alla politica dei sondaggi. E da lì il passo al populismo, inteso quale stravolgimento fattuale delle regole democratiche, in una visione schiacciata e incapace di ampie progettualità, era brevissimo. Guardate questo spot d'epoca.
Terminata in fretta, e male, l'esperienza berlusconiana di governo 1994-1995, la sinistra, con Prodi, mite ma gagliardo professore di area democristiana, andava al governo per la prima volta consacrata da voti e regole elettorali favorevoli. Una vittoria di Pirro però. Poiché, nonostante essa procedesse ad occupare ministeri, enti ed aziende, restava succube dell'emergere e dell'imporsi del berlusconismo, inteso come cultura, e più ancora, morale dominante.
In questi anni si radica sempre più Berlusconi e la sua proposta culturale e politica.
Non solo, si libera sempre più audacemente da resistenze e pudori.
L'eguaglianza e la giustizia sociale si fanno sempre più radi nel discorso pubblico di Berlusconi.
La condanna della vecchia classe dirigente, poco a poco, si trasfigura nella sua riabilitazione. A rovescio va per la giustizia e il potere giudiziario: essi divengono, mano a mano che si procede al disvelamento dei peccati e peccatucci di Berlusconi, i nemici. Il cancro nel corpo sano della patria.
L'idea che sia non solo possibile, ma auspicabile, recepire e raccogliere gli umori più basici del paese- la pancia- ed in base ad essi elaborare proposte capaci di raccoglierne il consenso si fa strada prepotentemente. Guardate questo spot.
Come non riconoscere nelle voci e nei volti di queste giovani ragazze, di queste madri, semplici interpreti di moduli di rilevazione volti ad indagare le paure e le preoccupazioni degli italiani?
E' nel 2001 che questo particolarissimo sogno italiano rappresentato da Berlusconi raggiunge quasi la perfezione. E' del 2001 che si compie il congiungimento tra esso, pubblicità e politica. I soddisfacenti ed onesti anni del centrosinistra non possono reggere il confronto.
Che è, in fondo, l'entrata nell'euro se la si compara all'amore difficile di un ragazzo e una ragazza, divisi dallo stretto di messina, che il ponte farà trionfare?
Che è, in fondo, l'abbattimento del debito pubblico, se lo si compara al poliziotto di quartiere, che garantirà la sicurezza, tangibilmente, così messa a repentaglio dal governo dei comunisti?
Che sono, in fondo, gli ottimi risultati delle variabili macroeconomiche, di fronte al sorriso, a colori caldissimi, di Berlusconi che promette pensioni più dignitose?
Esatto, sto parlando del contratto con gli Italiani.
Forse in questo momento Berlusconi tocca il momento più alto del consenso. La maggioranza degli italiani gli è compattamente dietro, inebriata, persuasa che con lui possa infine realizzarsi quella promessa di felicità collettiva che si porta dietro.
Sembra paradossale, perché per un altro decennio egli sarà protagonista, forse ancora più assoluto.
Ma nel 2001 e negli anni a seguire il Presidente può contare non solo sui voti, ma sulla fiducia, forse anche sull'amore dei suoi elettori.
Dopo sarà qualcosa di totalmente diverso.
Poco a poco tante scelte sbagliate, tantissime, cominciano ad incrinare la magia.
La partecipazione alle guerre in Afganistan ed Iraq, che cozzano contro le sensibilità dell'elettorato italiano, e pure degli stessi interessi strategici del paese. Politiche economiche scellerate.
Naturalmente- il conflitto di interessi che pesa come un macigno ed al suo altare si consacrano provvedimenti, leggi e regolamentazioni ad personam.
Infine giunge la crisi economica che impatta violentemente sul paese rivelanolo, d'un tratto, fragile ed indebolito.
FINE PRIMA PARTE
sabato 12 novembre 2011
Berlusconi, dimissioni....sta finendo
Sta poco a poco finendo un'epoca.L'epoca di Silvio Berlusconi.
Un uomo che non può non dirsi grande e al quale più d'una riga della storia nostra sarà dedicata. Finisce con lui un'epoca a tinte forti, nella quale più volte le ombre hanno minacciato di coprire del tutto e vanificare le luci e le speranze che pure, audacemente, continuavano a voler crescere, protette negli interstizi più sani di quel tessuto, economico, politico, sociale che pareva dover marcire tutto.
Finisce a pochi passi dal precipizio di una crisi finanziaria irreconciliabile. Finisce quando lo "spread", questa strana parola, in fretta divenuta a tutti gli italiani familiare, stava per travolgere tutto.
Ora, proprio ora, che questo nostro paese si scopre così fragile, vulnerabile, incerto al suo interno, attorniato da sfiducia fuori e pressioni centrifughe dentro, ora, questo nostro stivale, ci scopriamo ad amarlo di un amore più sentito, in tutte le frammentate sfumature di cui si compone, dai caldi e forti colori del nostro sud a quella pianura padana su cui tanta retorica politica è stata compiuta.
Vent'anni stanno infine per consegnarsi alla storia, e ci si scopre all'improvviso stanchi di quelle facce, dei volti, di quelle parole, sempre più pesanti sempre più vuote, che hanno accompagnato questo strambo declino italiano, sul cui esito, ancora oggi, nessuno sa dire con certezza.
Finisce un poco com'era cominciata tanti, tanti anni fa. Voto parlamentare, sgretolarsi di una maggioranza e la sconfitta, scolpita, sul volto di quell'uomo che perdere non ha saputo mai e guardandosi attorno, godendosi gli ultimi esausti applausi sembra domandarsi il dubbio di un "Che Fare?" solo poco più personale e stravolto.
Non è il momento di trarre bilanci, adesso, che in corso è la storia ed il passaggio. La fine. La gente che si ammucchia imprecando intorno ai palazzi del potere, gli antichi, Palazzo Chigi, e quelli che si è imparato a conoscere, Palazzo Grazioli, la gente urlante senza posa dimisisioni-dimissioni, e che confida nella notte in una catarsi che difficilmente verrà se non a costo di sacrifici, i loro, e di lunghi tempi, quelli della politica.
mercoledì 18 maggio 2011
Vi spiego perché hanno perso
Innanzitutto una notizia: Berlusconi ha perso questa tornata elettorale, e pure il PDL, ed anche la Lega.
Tuttavia la storia recente dovrebbe quantomeno indurre ad astenersi da trionfalismi eccessivi ed analisi slabbrate della situazione politica. La sconfitta ad una tornata elettorale non può significare la disfatta politica totale: non lo è stato in passato, anche di fronte ad esiti elettorali ancora più drastici, e vi sono ragioni per credere che non lo sarà questa volta.
Il consiglio è dunque quello di non stare ad ascoltare i molti profeti che per l'ennesima volta si produrranno in scoppiettanti dichiarazioni sull'inesorabile declino del berlusconismo e sulla sua fine ormai prossima. Ritenere che questa siffatta debacle elettorale rappresenti il crollo dell’“incantesimo berlusconiano”, il ripudio infine scoppiato verso quel modo di condursi nell’agone politica, il rigetto verso le sue parole e pratiche, risulta quantomeno prematuro.
Dietro la “breccia di Pisapia”, come intelligentemente l’ha definita Mentana, sta a mio avviso, molto più prosaicamente, un giudizio sul governo. Non dunque giudizi morali, non l’infinita querelle sul bunga bunga né escort e festini.
L’elettorato di centro-destra ha punito i suoi rappresentanti per come si è condotto il governo negli ultimi mesi. A bocce ferme, era un risultato che si poteva prevedere.
Gli sbarchi di migranti sulle spiagge di Lampedusa, il cui peso e la cui importanza sono stati amplificati dagli stessi media e dagli stessi ministri berlusconiani e leghisti, hanno contribuito a instillare nell’elettorato di centro-destra un giudizio negativo che, unito alla non florida situazione economica e ad una guerra sciagurata, non voluta, contraddittoria e mal gestita hanno, a mio avviso, determinato l’esito dello scontro elettorale.
Il fatto che Berlusconi, in questo contesto, si presentasse agli elettori domandando voti e preferenze per condurre la sua personalissima battaglia contro le procure della repubblica è stato, a mio avviso, un errore grossolano. Il Presidente del Consiglio avrebbe dovuto comprendere che una richiesta di questo tipo era sbagliata e contraddittoria: contare su una sostanziale indifferenze degli elettori relativamente ai propri guai giudiziari è qualcosa di completamente differente dal domandarne una mobilitazione attiva a suo sostegno.
A fronte di questa situazione, l’alleato leghista non ha potuto raccogliere la protesta di centro destra, come altre volte aveva fatto in passato: l’atteggiamento contraddittorio nei confronti della guerra di Libia, l’impotenza nei confronti degli sbarchi di migranti, ne hanno decretato la sconfitta elettorale.
Il 16 Maggio è andato dunque come, a freddo, si poteva prevedere: in 3 casi ha vinto il centro-sinistra e 0 il centro-destra.
Tuttavia, proprio perché si tratta di un giudizio pragmatico sull'operato del governo, ritengo, è ancora possibile che esso venga ribaltato, qualora il governo stabilisca e riesca a mantenere una direttrice di governo più congruente con quella dei suoi elettori.
mercoledì 4 maggio 2011
BRUNETTA, LA SINISTRA, E LA SUPERIORITA' DEL CENTRODESTRA
Nell'intervista concessa a Libero (che potete trovare qui), il ministro per la pubblica amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, si produce in considerazioni che, in un crescendo Wagneriano, si ritrovano ad esaltare il centro-destra italiano, a detrimento di un centro sinistra (o sinistra-centro come lui preferisce definirlo) tutto "camaleonti, transfughi e paguri".
Al di là dei modi, i quali non possono che irritare, considerando la fonte istituzione dalla quale essi sorgono, tuttavia, ritengo vi siano elementi in queste considerazioni che dispongono una loro forza data, in sostanza, dalla loro attinenza con la realtà politica.
E' innegabile che questo centro sinistra in tutte le sue vittorie si sia fatto scudo di "un papa straniero" (ed uno solo vincente: Prodi) per conseguire pur risicate maggioranze, raccogliendo viceversa più o meno sonore sconfitte allorquando ha tentato di proporsi con candidati organici (da Ochetto a Veltroni per intenderci), sottolineando un'incapacità di fondo nel relazionarsi con strati maggioritari della cittadinanza italiana, forse anche a causa, come sottolinea il ministro, di non disporre più di "alcuna base sociale di riferimento (....)alcuna ricetta di politica economica."
E’ ancora vero che il processo di evoluzione social-democratica del PCI è rimasto in parte monco, troppo schiavo di negoziazioni e compromessi infiniti tra le innumerevoli componenti interne, tra queste e gli alleati cattolici, tra questi ultimi e la sinistra comunista, a sua volta ingaggiata contro i radicali, nel frattempo impegnati in una lotta dura contro il dipietrismo , il tutto mentre la società civile premeva con altre istanze e differenti richieste.
In questo guazzabuglio parlare di centro-sinistra resta in gran parte un’astrazione, essendo nei fatti rimasto allo stadio di cartello elettorale che in vent’anni non ha saputo evolvere ed elaborare proposte e programmi rivelatori di una concezione della conduzione del nostro paese organica, mentre dall’altra parte emergeva, s’imponeva e tiranneggiava la straordinaria forza di Berlusconi, avversario duro, attrezzato, il quale avrebbe destato preoccupazioni anche ad un centro-sinistra in condizioni migliori. Qui do ragione a Brunetta.
Naturalmente, ricavare dalle altrui debolezze supposizioni sulla propria fortezza mi pare alquanto azzardato. Il ministro accredita ai governi di centro-destra la capacità di avere prodotto riforme “della scuola, delle università, della pubblica amministrazione”, quando la più grande debacle del berlusconismo e della sua forma di governo, è data dalla incapacità dimostrata lungo 4 governi, di assumersi e perseguire un’azione di riforma strutturale del nostro paese. Egualmente una presunta “superiorità morale” dei partiti di governo è difficile da accreditare, ancor più quando Brunetta stesso, nell’evocare il martirio mediatico al quale il premier sarebbe stato sottoposto, non trova altra argomentazione che contrapporre l’anonimato garantito a eventuali presidenti democristiani omosessuali con la pubblicità resa ai presunti rapporti sessuali con minorenni del Premier, come fosse paragonabile la libera scelta di orientamento sessuale di individui con la condotta penalmente perseguibile di Berlusconi.
Risulta dunque perlomeno una forzatura questa smargiassa dichiarazione di superiorità e disprezzo per l’avversario politico ma, dando un occhio al calendario essa risulta, quantomeno, più comprensibile
martedì 29 marzo 2011
Provincialismo
Provincialismo.
Un altro dei mali che affliggono il nostro paese. Più che l'incapacità, il disinteresse totale per ciò che accade al di fuori dei nostri confini. La mentalità da strapaese che non si capisce se per paura o ignoranza o egocentrismo rifiuta impietosamente di confrontarsi con quanto succede nel mondo.
Non è che non se ne parli in assoluto. E' che non ci sono le notizie. C'è qualche opinione e questo dannato atteggiamento di collegare ogni accadimento mondiale ai ristretti ed angusti problemi di bottega de noiartri.
Rivolte in Egitto? Il procedimento di tutto il giornalismo all'italiana (ma proprio tutto) è Egitto, dunque Mubarak, dunque la nipote di Mubarak,dunque Ruby, dunque Berlusconi.
Libia? Libia, Gheddafi (che poi sarebbe Chaddafi), baciamo le mani,Berlusconi
L'orrenda sciagura del Giappone? Giappone, Centrali Nucleari, Nucleare, Berlusconi.
E' avvilente. E a mio giudizio questo spaccato di informazione, che tuttavia è anche uno spaccato dell'opinione pubblica, la quale, anche nelle sue componenti più colte, è restia ad interessarsi di quanto accade nel mondo, ci narra di un paese incapace di concepirsi all'interno del mondo contemporaneo, incapace di concepire per se stesso un ruolo che non sia quello di teatrino scalcagnato di Pulcinella a servizio della platea mondiale
Un altro dei mali che affliggono il nostro paese. Più che l'incapacità, il disinteresse totale per ciò che accade al di fuori dei nostri confini. La mentalità da strapaese che non si capisce se per paura o ignoranza o egocentrismo rifiuta impietosamente di confrontarsi con quanto succede nel mondo.
Non è che non se ne parli in assoluto. E' che non ci sono le notizie. C'è qualche opinione e questo dannato atteggiamento di collegare ogni accadimento mondiale ai ristretti ed angusti problemi di bottega de noiartri.
Rivolte in Egitto? Il procedimento di tutto il giornalismo all'italiana (ma proprio tutto) è Egitto, dunque Mubarak, dunque la nipote di Mubarak,dunque Ruby, dunque Berlusconi.
Libia? Libia, Gheddafi (che poi sarebbe Chaddafi), baciamo le mani,Berlusconi
L'orrenda sciagura del Giappone? Giappone, Centrali Nucleari, Nucleare, Berlusconi.
E' avvilente. E a mio giudizio questo spaccato di informazione, che tuttavia è anche uno spaccato dell'opinione pubblica, la quale, anche nelle sue componenti più colte, è restia ad interessarsi di quanto accade nel mondo, ci narra di un paese incapace di concepirsi all'interno del mondo contemporaneo, incapace di concepire per se stesso un ruolo che non sia quello di teatrino scalcagnato di Pulcinella a servizio della platea mondiale
giovedì 17 febbraio 2011
Giuliano Ferrara e le mutande
L'ultima di Giulano Ferrara. In mutande ma vivi.
Riassumo per esigenze di spazio il suo discorso, naturalmente cercando di rispettarne spirito e costruzione.
In sostanza la retorica ferrariana si costruisce attorno all'idea della naturale imperfezione dell'essere umano e dei suoi prodotti, tanto concreti che intellettivi.
Da questo presupposto si dipana il discorso il quale esecra ogni tentativo di utilizzare la morale per scomuniche a livello politico ciò che è di per sé personale e dunque, secondo il Ferrara, privato. Ogni tentativo di giudizio di questa sfera intima e riservata della persona finisce per essere antidemocratico, giacobino, puritano ed autoritario giacché poggia su una concezione della verità dalla quale deriva una interpretazione autoritaria e fanatica della lotta politica.
Ci limitiamo a rilevare innanzitutto che tramite queste alte considerazioni il Ferrara non condivida la considerazione comune praticamente a tutte le culture (oltre che a tutte le legislazioni) per la quale un vecchio di 75 anni che fa del sesso con una ragazzina di 17 anni è qualcosa di sbagliato.
Di più, ci pare che l'elefantino nel momento stesso in cui lancia il suo j'accuse modifica, abilmente bisogna dire, la sostanza della questione. Attacco neopuritano / giacobino nei confronti del premier? Ossessivo scavare nel privato di un uomo colpevole solo di essere troppo generoso?
Non scherziamo perfavore.
Fossimo dall'altra parte dell'Oceano al premier gli avrebbero lisciato il pelo che neanche Santoro se ci si mettesse d'impegno.
Perché? Be' perché è sesso, è scabroso. Il potere, i soldi. Ed il sesso. Gli ascolti si impennano naturalmente.
Non scherziamo dunque. Accusare giornali e opposizione di attacco neopuritano/giacobino è una sciocchezza. Giuliano Ferrara dovrebbe saperlo dato che là sta la fonte dalla quale si abbevera.
Il problema è qua. Perché dunque sostenere una tesi di questo tipo?
La chiave di volta della costruzione della difesa di Berlusconi si basa su questa premessa: fare passare l'idea che si tratti di una questione etica.
Se diviene una questione etica, se si riesce ad impostare un discorso di questo tipo, allora sarà dibattito, cagnara. Da un lato chi sosterrà il diritto di un uomo a relazioni plurime, chi invece lamenterà il decadimento del paese a fronte di un capo del governo immerso in scenari licenziosi.
Il problema a mio parere è che l'etica è secondaria, forse terziaria, rispetto all'affaire Bunga Bunga.
Il problema primario è la legge.
Vai con delle minorenni? Violi la legge. A casa.
Paghi per prestazioni sessuali? Violi la legge. A casa.
Fai pressioni su un funzionario pubblico? Violi la legge. A casa.
Poi c'è la questione secondaria. La questione dell'etica pubblica.
Candidi alle regionali la tua dentista 20enne, e alla quale ti lega "un sentimento affettuoso"? Snaturi la funzione politica del partito in un sistema democratico, incidi sulle possibilità di scelta degli elettori, manifestatamente operi scelte che per il loro carattere anti-meritocratico sono di fatto antidemocratiche. A casa.
Queste sono a mio avviso le questioni di cui si deve parlare. Queste sono quelle che il Ferrara forse preferirebbe non affrontare
Riassumo per esigenze di spazio il suo discorso, naturalmente cercando di rispettarne spirito e costruzione.
In sostanza la retorica ferrariana si costruisce attorno all'idea della naturale imperfezione dell'essere umano e dei suoi prodotti, tanto concreti che intellettivi.
Da questo presupposto si dipana il discorso il quale esecra ogni tentativo di utilizzare la morale per scomuniche a livello politico ciò che è di per sé personale e dunque, secondo il Ferrara, privato. Ogni tentativo di giudizio di questa sfera intima e riservata della persona finisce per essere antidemocratico, giacobino, puritano ed autoritario giacché poggia su una concezione della verità dalla quale deriva una interpretazione autoritaria e fanatica della lotta politica.
Ci limitiamo a rilevare innanzitutto che tramite queste alte considerazioni il Ferrara non condivida la considerazione comune praticamente a tutte le culture (oltre che a tutte le legislazioni) per la quale un vecchio di 75 anni che fa del sesso con una ragazzina di 17 anni è qualcosa di sbagliato.
Di più, ci pare che l'elefantino nel momento stesso in cui lancia il suo j'accuse modifica, abilmente bisogna dire, la sostanza della questione. Attacco neopuritano / giacobino nei confronti del premier? Ossessivo scavare nel privato di un uomo colpevole solo di essere troppo generoso?
Non scherziamo perfavore.
Fossimo dall'altra parte dell'Oceano al premier gli avrebbero lisciato il pelo che neanche Santoro se ci si mettesse d'impegno.
Perché? Be' perché è sesso, è scabroso. Il potere, i soldi. Ed il sesso. Gli ascolti si impennano naturalmente.
Non scherziamo dunque. Accusare giornali e opposizione di attacco neopuritano/giacobino è una sciocchezza. Giuliano Ferrara dovrebbe saperlo dato che là sta la fonte dalla quale si abbevera.
Il problema è qua. Perché dunque sostenere una tesi di questo tipo?
La chiave di volta della costruzione della difesa di Berlusconi si basa su questa premessa: fare passare l'idea che si tratti di una questione etica.
Se diviene una questione etica, se si riesce ad impostare un discorso di questo tipo, allora sarà dibattito, cagnara. Da un lato chi sosterrà il diritto di un uomo a relazioni plurime, chi invece lamenterà il decadimento del paese a fronte di un capo del governo immerso in scenari licenziosi.
Il problema a mio parere è che l'etica è secondaria, forse terziaria, rispetto all'affaire Bunga Bunga.
Il problema primario è la legge.
Vai con delle minorenni? Violi la legge. A casa.
Paghi per prestazioni sessuali? Violi la legge. A casa.
Fai pressioni su un funzionario pubblico? Violi la legge. A casa.
Poi c'è la questione secondaria. La questione dell'etica pubblica.
Candidi alle regionali la tua dentista 20enne, e alla quale ti lega "un sentimento affettuoso"? Snaturi la funzione politica del partito in un sistema democratico, incidi sulle possibilità di scelta degli elettori, manifestatamente operi scelte che per il loro carattere anti-meritocratico sono di fatto antidemocratiche. A casa.
Queste sono a mio avviso le questioni di cui si deve parlare. Queste sono quelle che il Ferrara forse preferirebbe non affrontare
domenica 6 febbraio 2011
Caro Maurizio (Belpietro)
non ti inquietare. Non è che mi preoccupo che tu possa immolarti sul muretto di Dongo. Mi rassegno pure sul fatto che il premier, probabilmente, riuscirà a superare pure questa.
Mi rassegno pure sul fatto che ad ogni evidenza il consenso non cala nonostante le voci di "fotine" tutt'altro che caste. Me ne faccio una ragione se neanche questa volta "indagini giudiziarie e agguati parlamentari" son riusciti a farlo inciampare.
Faccio ancora un poco di fatica tuttavia ad accettare che si possa arrivare fino al consiglio regionale, fino in parlamento ed oltre per avere preso "110 e lode" all'università e soprattutto per essere gran belle donne nelle grazie del primo ministro.
Ancora mi pare disdicevole che Berlusconi debba pagare plotoni di donne e organizzare simili festicciole mentre il paese soffre come non mai la crisi economica ed il crollo del welfare.
Faccio pure molta fatica a comprendere come mai il primo ministro si senta legittimato ogni volta ad ignorare bellamente norme e procedure, che di una democrazia sono anima e garanzia.
Oppure la totale inattività, inerzia e sterilità del governo degli ultimi 6 mesi che non è stato capace di produrre un decreto dico uno od un regolamento degno di nota. Ecco, questo mi suscita ancora un certo fastidio.
Sai mica darmi una mano Maurizio
mercoledì 2 febbraio 2011
"Non importa, continuiamo!"
A volte anche in me sale quel misto di rabbia, indignazione, noia, stanchezza che conduce il mio povero spirito civico a eclissarsi e s'impossessa di me quasi il demone Grilliano e a stento tengo a freno la lingua che altrimenti esploderebbe in un sonoro "Vaffanculo!". Basta con Berlusconi, basta con Napolitano, basta con quest'opposizione malferma e senza prospettiva, basta con i sindacati, il capitalismo italiano e basta con quest'Italia.
Certi giorni, magari complice un cielo più plumbeo del solito, mi prende un rigetto totale quasi violento, per quelli che, qualche post addietro, ho definito, un poco retoricamente, la masnada di bravacci al soldo del potere. Verrebbe da mollare e ritenere che ciò che si poteva fare è stato fatto, e dunque, ad un certo punto, che questa mia Italia si merita ciò che ha, per averlo prodotto con le sue molte pochezze. Adieu. Addio. Tanto vale un vaffanculo che almeno svuota da troppa bile, una raccolta di firme in piazza per mandarli a casa, questi politici, questa classe dirigente, questo mondicchio di ruberie, favori e malaffare. Verrebbe veramente da dirlo, e da farlo.
Ma, com'ebbe a dire Pio VII di fronte all'avanzata napoleonica, noi non possiamo, non dobbiamo non vogliamo. Perché è un nostro preciso dovere morale. Io, noi, viviamo nel paese che è il frutto del sudore, del lavoro, dei sacrifici dei nostri padri e dei nostri nonni e ad esso ci lega qualcosa di più forte del sangue: l'impegno e la promessa che è stata fatta dalle generazioni che ci hanno preceduto di rendere questa terra un paese migliore, più giusto, più libero e più equo.
Dunque ciò che occorre dirci è "Ancora!", proviamoci, raccogliamo tutte le nostre energie, i saperi e le abilità e, testardi, continuiamo a provarci, in ogni modo, a qualsiasi prezzo, per trovare soluzioni, risposte, educare i nostri concittadini, lottare senza paura contro questa cultura di massa vile, disonorevole e degradante.
Ci saranno difficoltà? Sicuramente. Ma anche quando questa battaglia sembrerà perduta, ognuno di noi, noi cittadini, dovrà fissarsi nella mente l'obiettivo e trovare in sé la forza per un altro passo, un'altra azione, un altro articolo
martedì 1 febbraio 2011
"Le donne devono obbedire, badare alla casa, mettere al mondo figli e portare le corna". Indovina chi l'ha detto.
"Le donne devono obbedire, badare alla casa, mettere al mondo figli e portare le corna" Benito Mussolini
"“Vedo laggiù in prima fila rappresentanti di notevole livello estetico. Sapete che sono innamorato di mia moglie, ma non ho perso il senso estetico e noto delle gambe straordinarie che circolano. E lei, presidente Fisichella, non faccia la spia” Silvio Berlusconi.
Perché ho riportato queste due frasi ? Per sostenere un’improponibile paragone tra Mussolini e Berlusconi? No. Per sostenere un’altra argomentazione, forse più preoccupante e forse più grave.
A mio avviso, ciò che muove il carattere e le passioni profonde degli italiani, in 80 anni, non è cambiato.
L’elogio, l’esposizione sfrenata di una sessualità e di una virilità deteriore suscitano ancora ammirazione e invidia da parte della maggioranza di noi. Questa impostazione machista dei rapporti tra identità di genere si rivela dunque un fattore culturale costitutivo.
Cambiano (e di molto) le vesti: un tempo era il fez ora il trapianto, un tempo la donna bucolica ed ora la donna medicalizzata zeppa di silicone e in costumi succinti in giro per programmi tv, discoteche e feste di paese. Ma ciò che resta è, direi, l’incapacità per l’italiano medio di pensare alla donna (ma questo discorso si può allargare a tutte le identità di genere) in un ottica che non sia strumentale e sostanzialmente passiva.
Sembra quasi, a mio avviso, che anche il berlusconismo rappresenti un’altra occasione per disporre di un’autobiografia della nazione (Gobetti), la quale a suo volta ci svela delle pochezze e delle mediocrità che gravano sul nostro paese, per tanti altri versi amabile e bello.
Sono 150 anni dall’unità d’Italia. E’ sconfortante certo, ma egualmente da questo sconforto deve nascere in noi tutti lo sprono per raccogliere nuove energie e darci sotto con il lavoro intellettuale, sociale e civile al fine di essere degni di tanti illustri padri della patria che hanno dato alle loro vite il fine di costruire un paese migliore, equo, libero, solidale e prospero
domenica 30 gennaio 2011
Le donne italiane sono diverse da questo ciarpame. Sono queste
Le donne italiane sono altre.
Sono le donne che preferiscono 900 euro al mese come cassiere piuttosto che scendere a compromessi.
Sono le madri che fanno il turno di notte in fabbrica per dare il meglio ai loro figli.
Sono le ragazze che per mantenersi all'università danno ripetizioni, sgobbano nei call center o come commesse nei centri commerciali.
Sono le donne che sanno riconoscere i soldi guadagnati e sudati col lavoro onesto e che soprattutto sanno che aprire le gambe per denaro non è un lavoro onesto.
Sono le dolci, bellissime e stupende ragazze che preferiscono stare con l'uomo che amano piuttosto che vendersi al potente di turno
Sono le ragazze, le donne e le madri che impreziosiscono le nostre giornate, ci fanno impazzire, ci fanno innamorare e ci lasciano stupiti di fronte alla loro bellezza.
Prego tutte le donne che leggono questo blog di lasciare un segno, fatevi vedee, non lasciate che emerga solo lo squallore dei festini e del bunga bunga
Berlusconi: "Noi pensiamo a Governare!". E si vede!
A occhio e croce direi che il tempo per governare l'ha avuto. Probabilmente vi erano altri improrogabili impegni istituzionali..
Berlusconi: "lasciatemi governare" (28/3/1994)
"Noi non siamo qui per governare con l'ordinaria amministrazione" (11/03/2002)
"Governare un mestiere? No una missione" (10/04/2003)
"Vorrei Governare con la libertà dell'imprenditore" (11/09/2003)
"Noi pensiamo a governare per dare una risposta alle esigenze del paese" (26/10/2005)
Berlusconi tira dritto: "Pensiamo a governare" (16/07/2010)
"Pensiamo a governare, la gente vuole fatti, risposte concrete" (3/11/2010)
Berlusconi richiama tutti: "Pensiamo a governare" (30/01/2011)
venerdì 28 gennaio 2011
Santoro, Masi e Berlusconi...la masnada di bravacci al soldo del potere
All'elenco di infamie di questa settimana, si aggiunge la telefonata di Masi in diretta ad Annozero che trovate riportata qui sotto.
Si conferma dunque, sempre più e sempre più violentemente, la presenza oppressiva di questa masnada di bravacci che bivaccano e controllano il sistema informativo, sociale e politico del nostro paese, uniti da legami innominabili al capo, come un esercito di barbari essi attaccano e devastano in modo cieco tutte le cittadelle della democrazia, incapaci di comprenderne le ripercussioni che saranno, loro malgrado, pesanti e dolorose per tutti, loro compresi. Ciò che tuttavia può dare coraggio a tutti i cittadino onesti è che essi, in ultima istanza, sono e restano dei bravacci.
Come sosteneva il vecchio Montanelli a questo mondo vi sono gli amici ed i compari, orbene il presidente del consiglio nella sua costruzione artificiosa e maliarda di potere ha potuto soltanto valersi di scherani mano a mano che il suo egotismo si faceva più sfrenato, le sue orecchie incapaci di ascoltare qualsiasi voce che non fosse di adulazione più smaccata, di elogio sperticato alle sue ricchezze e alla sua sessualità.
Così il declino della nostra Italia s'accompagna al declino pernicioso di un Berlusconi che, nonostante i molti difetti e, forse, i molti peccati, era ugualmente dotato di intelligenza prima imprenditoriale e poi politica, di una sensibilità eccezionale nel recepire e secondare gli umori profondi del paese.
Oggi ciò che più stupisce è il crollo tutto questo. Come un vecchio dittatore ebbro dai troppi successi, imbolsito dai troppi applausi, ora, proprio ora che tutto possiede e tutto potrebbe, sconfitti avversari interni ed esterni, Berlusconi sembra quasi incapace di reggere l'immane peso della gigantesca macchina di potere e controllo messa in piedi da lui stesso.
Poco a poco fuoriesce dalla maschera sorridente d'incantatore un nuovo volto, truce e bavoso, si odono sempre più vicine le avvisaglie del crollo. Berlusconi è solo, sempre più solo, è facile immaginarselo in scenari da corte persiana, attorniato da etere stanche, eunuchi e cortigiani e separato come da uno spesso vetro dal mondo reale, da questa nostra italia fatta di brava gente e grandi lavoratori.
Dunque lo affermo: il crollo è prossimo.
Ma sono pure sicuro che esso non basterà a condurre in rotte tranquille questo paese. Differentemente da altre epoche, all'ombra della dittatura non si è sviluppata una classe politica nuova e migliore. Ha invece continuato a bivaccare la stessa, solo imbruttita e degradata dal passare degli anni e degli insuccessi
giovedì 27 gennaio 2011
Bunga Bunga, Cocaina e Apicella: Berlusconi e la sua vita da RockStar
Cosi' si aggiunge un ulteriore ingrediente alla cronaca dei festini hard core del Primo Ministro Silvio Berlusconi. In principio era Apicella e la morbosa passione per la musica napoletana del presidente meneghino. Le serate a Villa Certosa a suon di bandana e "l'amore fa da sentinella scacciando la paura". Primo ingrediente aggiunto: la musica.
Agli stornelli neomelodici poco dopo si sono aggiunte il bunga bunga, le presunte relazioni sessuali con minorenni (se venisse confermato, ma io non ci credo, figurati se é vero): la casta Noemi Letizia e Ruby, la nipote di Mubarak; le relazioni extraconiugali con annunciatrici rai ed escort baresi etc etc.
Il secondo ingrediente aggiunto con grande generosità: il sesso.
Mancava ancora un ingrediente al nostro presidente multimiliardario, ma con una mentalità tutta piccolo borghese, per riscattarsi delle frustrazioni dell'aspirante cantante di successo: la droga.
Sfortunatamente per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non c'è relazione diretta tra i 2,8 chili di cocaina trovati nell'abitazione di Maria Esther Garcia Polanco, e appartenenti al fidanzato Ramirez Della Rosa, trovato alla guida di una Mini-Cooper di proprietà di Nicole Minetti.
Ad ogni modo siamo certi che ci penserà la grancassa mediatica ad associare droga e Palazzo Grazioli.
All'età di 74 anni suonati Berlusconi ha dunque raggiunto il suo sogno giovanile, nonostante alcune dichiarazioni continuino ad attentare alla sua reputazione di Jim Morrison "de noiartri" ( vedi "Si sta comportando da pezzo di m... pur di salvare il suo culo flaccido"; copyright Minetti).
Resta da domandarsi quando l'Italia realizzerà il sogno di tanti grandi uomini del passato di essere infine un grande paese civile, libero e maturo.
Ad occhio e croce credo che occorrerà attendere un bel po'
mercoledì 26 gennaio 2011
Berlusconi, Gad Lerner, la telefonata... ed il Grande Fratello
Così siamo all'ennesima replica di una delle pièce di maggior successo del presidente del consiglio Silvio Berlusconi: la telefonata in diretta.
Non so chi sia il genio che ha inventato la telefonata in diretta. Raffaella Carrà ed i mattini su Raiuno dei primi anni '80 forse?
Ad ogni modo le prove compiute dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi entrano a buon diritto nella storia della televisione per come hanno saputo rinnovare e reinterpretare il genere.
Ancora imberbe ai tempi del "Santoro si contenga!", ho saputo apprezzare le prove successive di Silvio Berlusconi, i commenti poco galanti nei confronti della povera Rosy Bindi "Lei è più bella che intelligente!", le ripetute prove mai banali a Ballarò con l'occhialuto Floris, o quelle armoniche e gentili con il lesto Signorini.
L'ultima prova Berlusconi l'ha donata ieri. Telefonata in diretta all'infedele di Gad Lerner. Telefonata lievemente sottotono, che tuttavia ha donato momenti di grande intensità allorquando ha apostrofato il conduttore "ripugnante" e la trasmissione "turpe", per poi perdersi nella ripetizione ossessiva della Nicole Minetti "che si è laureata con 110 e lode" e che "ha lavorato per mantenersi agli studi" (cosa che peraltro mi crea un certo fastidio, giacché fatico ad associare il concetto di lavoro con lo sgambettare scosciate di fronte ad una telecamera).
Ad ogni modo, al di là di queste considerazioni quasi divertite, giunge il momento, anche per un carattere fondamentalmente moderato come il mio, di dire che così non va.
Ritengo semplicemente improponibile che un presidente del Consiglio senta la necessità ed abbia la possibilità di intervenire in diretta, inserendosi in tutte le trasmissioni che non lo aggradano.
Ritengo semplicemente inaccettabile che chissà quanti sgherri di Berlusconi monitorino costantemente il panorama mediatico italiano, tenendolo quasi come un bersaglio nella mira di cecchini prezzolati.
Ritengo semplicemente plumbeo, pesante e degradante il consolidarsi di più in più di un panorama Orwelliano con un Grande Fratello che osserva, indaga, monitora e stabilisce fortuna e declino di tanti onesti professionisti.
Ritengo semplicemente immorale e ributtante questo panorama da corte persiana fatto di sesso e preziosi che emerge dalle inchieste giornalistiche e della magistratura.
Ritengo uno scempio il continuo attentare all'assetto istituzionale del nostro paese.
Ritengo che anche dopo Berlusconi il lavoro intellettuale, culturale, politico e sociale che occorrerà compiere, per riparare a tutti i guasti generati da questo ventennio, sarà duro e faticoso e dovrà impegnare tutti i cittadini onesti.
Spero infine che anche questo mio piccolo spazio possa essere utile a questo compito
domenica 23 gennaio 2011
Berlusconi e Ruby, Nadia, Patrizia, Noemi, Mara & Co. Tutte le donne del presidente.
Quanto continua ad emergere relativamente ai festini che si sarebbero tenuti regolarmente ad Arcore nella residenza privata del primo ministro Silvio Berlusconi consente forse di trarre un bilancio più approfondito dello stato di salute della società italiana.
Nell'analizzare il fenomeno occorre preliminarmente stabilire se si tratta del risvolto scabroso dei desideri di un uomo straordinariamente ricco e ormai vecchio che produce questo scenario "alla bagaglino" o invece si tratta di questo scenario fatto di escort, papponi, donne immagine etc etc che esistendo di per sé trova un palco adeguato a rappresentarsi nell'ebrezza orgiastica del primo ministro.
A mio parere le due visioni non si escludono reciprocamente ma anzi, unite pervengono ad una maggiore incisività esplicativa.
Questo racconto sulle ultime imprese di Berlusconi ci consente di principiare un ulteriore racconto, più largo e più interessante, su questo nostro paese e su ciò che gli è capitato in termini di morale, etica e sistema di valori.
Sgombro il campo. Non inizierò il mio c'era una volta raccontando di una pura e casta Italia che un triste giorno degli anni '80 venne sedotta e ammaliata da un corruttore sorridente con in tasca il biscione. Né racconterò di questa ragazza di sani principi a poco a poco trascinata in abissi di dissoluzione sempre più profondi ed oggi schiava, degradata, senza morale e senza principi.
Il racconto può essere suggestivo e sedurre. Ma anche qui: è sbagliato.
E' sbagliato per due motivi: perché attribuisce troppe capacità ad un singolo uomo ed in secondo luogo, ma devo dire: soprattutto, perché ignora bellamente quanto passa oltre i nostri confini ed invece ipotizza gli altri paesi roccaforti di moralità che esistono soltanto nelle teste di molti polemisti nostrani.
Non è così. Il cambiamento di morale, forse anche il suo stravolgimento, è comune globalmente a tutti i paesi occidentali : si consideri la crescita impetuosa e ininterrotta che conosce il mercato della pornografia online, gli scandali sessuali che puntellano regolarmente la vita politica, ad esempio, statunitense.
E dunque è il potere corruttivo di Berlusconi che supera i confini?
O forse la spiegazione è altrove e consente, in una certa misura, di spiegare lo stesso Berlusconi?
A mio parere la chiave di lettura fondamentale per comprendere quanto sta passando si trova, nell'individualizzazione spinta dei rapporti sociali che caratterizza la società postmoderna.
Sarebbe a dire che ciò che caratterizza la nostra epoca è che ciò che fino a poco fa competeva alla società nel suo complesso oggi è divenuto responsabilità precipua del singolo. E' un tema da sociologi.
Tuttavia, si può accennare che vi è una costante generale tra una molteplicità di fenomeni (produzione, religione, politica) nella misura in cui tendono a ricentrarsi su e attorno all'individuo che, in questa visione, diviene elemento centrale, misura e chiave della società nel suo complesso.
Dati certi imperativi sociali (il successo, la fama, i soldi) e dati i vincoli prodotti dall'individuazione la risultante, a rifletterci, non può essere che una: l'essere disposti/e a tutto per raggiungerli, senza per altro dover sottostare a limitazioni di carattere morale ed etico che, data la progressiva atomizzazione dei rapporti sociali, perdono molto del loro carattere coercitivo e persuasivo.
All'individuo è assegnata la responsabilità della sua realizzazione o dei suoi fallimenti, la ricerca degli strumenti e l'azione per raggiungerli, avendo come fine e misura del proprio successo null'altro che se stesso.
Così, forse, è possibile interpretare il comportamento di molte di queste ragazze e dello stesso Berlusconi che in definitiva non risultano che marionette rispondenti agli imperativi globali della tarda modernità
Nell'analizzare il fenomeno occorre preliminarmente stabilire se si tratta del risvolto scabroso dei desideri di un uomo straordinariamente ricco e ormai vecchio che produce questo scenario "alla bagaglino" o invece si tratta di questo scenario fatto di escort, papponi, donne immagine etc etc che esistendo di per sé trova un palco adeguato a rappresentarsi nell'ebrezza orgiastica del primo ministro.
A mio parere le due visioni non si escludono reciprocamente ma anzi, unite pervengono ad una maggiore incisività esplicativa.
Questo racconto sulle ultime imprese di Berlusconi ci consente di principiare un ulteriore racconto, più largo e più interessante, su questo nostro paese e su ciò che gli è capitato in termini di morale, etica e sistema di valori.
Sgombro il campo. Non inizierò il mio c'era una volta raccontando di una pura e casta Italia che un triste giorno degli anni '80 venne sedotta e ammaliata da un corruttore sorridente con in tasca il biscione. Né racconterò di questa ragazza di sani principi a poco a poco trascinata in abissi di dissoluzione sempre più profondi ed oggi schiava, degradata, senza morale e senza principi.
Il racconto può essere suggestivo e sedurre. Ma anche qui: è sbagliato.
E' sbagliato per due motivi: perché attribuisce troppe capacità ad un singolo uomo ed in secondo luogo, ma devo dire: soprattutto, perché ignora bellamente quanto passa oltre i nostri confini ed invece ipotizza gli altri paesi roccaforti di moralità che esistono soltanto nelle teste di molti polemisti nostrani.
Non è così. Il cambiamento di morale, forse anche il suo stravolgimento, è comune globalmente a tutti i paesi occidentali : si consideri la crescita impetuosa e ininterrotta che conosce il mercato della pornografia online, gli scandali sessuali che puntellano regolarmente la vita politica, ad esempio, statunitense.
E dunque è il potere corruttivo di Berlusconi che supera i confini?
O forse la spiegazione è altrove e consente, in una certa misura, di spiegare lo stesso Berlusconi?
A mio parere la chiave di lettura fondamentale per comprendere quanto sta passando si trova, nell'individualizzazione spinta dei rapporti sociali che caratterizza la società postmoderna.
Sarebbe a dire che ciò che caratterizza la nostra epoca è che ciò che fino a poco fa competeva alla società nel suo complesso oggi è divenuto responsabilità precipua del singolo. E' un tema da sociologi.
Tuttavia, si può accennare che vi è una costante generale tra una molteplicità di fenomeni (produzione, religione, politica) nella misura in cui tendono a ricentrarsi su e attorno all'individuo che, in questa visione, diviene elemento centrale, misura e chiave della società nel suo complesso.
Dati certi imperativi sociali (il successo, la fama, i soldi) e dati i vincoli prodotti dall'individuazione la risultante, a rifletterci, non può essere che una: l'essere disposti/e a tutto per raggiungerli, senza per altro dover sottostare a limitazioni di carattere morale ed etico che, data la progressiva atomizzazione dei rapporti sociali, perdono molto del loro carattere coercitivo e persuasivo.
All'individuo è assegnata la responsabilità della sua realizzazione o dei suoi fallimenti, la ricerca degli strumenti e l'azione per raggiungerli, avendo come fine e misura del proprio successo null'altro che se stesso.
Così, forse, è possibile interpretare il comportamento di molte di queste ragazze e dello stesso Berlusconi che in definitiva non risultano che marionette rispondenti agli imperativi globali della tarda modernità
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